Il ritorno di Federer, le prospettive di un giovane vecchio

Dopo una paio d’anni in cui ci siamo chiesti quanto ancora sarebbe durato e meravigliati per come ogni volta di più fosse in grado di stupirci, a questo punto è forse il momento di tornare a trattare Roger Federer per quello che è: un giocatore di tennis alle prese con la stagione sulla terra rossa. Lo svizzero a differenza degli ultimi tre anni ha deciso di darsi un programma normale, da top5 qualsiasi, se l’espressione ha un senso. E così, dopo l’ultima apparizione – vi ricordate dove e quando? – Roger torna sulla terra. Lo svizzero ha già messo le mani avanti, dicendo che chissà se si ricorda come si fa a scivolare, e con lui tutti i suoi tifosi, che negli anni sono diventati più scaramantici dei napoletani, si sono affrettati a dire che anche vincere un paio di partite sarebbe un successo. Posto che sia possibile affrancarsi dalla retorica che inevitabilmente accompagna l’uomo dei record, cosa è davvero sensato aspettarsi?

Se mettiamo da parte l’incredibile carriera e la carta d’identità, ci troviamo di fronte il numero 1 della race – 65 punti più di Djokovic – che nel 2019 ha fin qui giocato 4 tornei, vincendone due, facendo finale nel terzo e steccando lo slam australiano, anche se la sconfitta è arrivata contro un tipo che intanto è diventato top10. Anche l’altra sconfitta, quella contro Thiem nella finale di Indian Wells, ha un discreto mucchio di attenuanti, se vogliamo chiamarle così, non solo perché Thiem è a questo punto uno dei favoriti in qualsiasi torneo decida di giocare ma anche per come è arrivata, dalle palle break mancate al passaggio a vuoto costato il break decisivo proprio in dirittura d’arrivo. Ma a parte i numeri come ha giocato Federer? Come per tutti i top-player vanno distinti i due momenti di un torneo, quello iniziale, quando i giocatori forti tendono a risparmiar energie che possono tornare utili per le partite più complicate, e quello finale, quando invece si finisce col dare il massimo. Federer a Dubai ha giocato così così all’inizio, cedendo un set a Kohlschreiber e Verdasco, comunque non i primi arrivati, e poi staccando nettamente Marterer, e vabbè, ma anche Coric, che l’anno scorso gli aveva creato più di qualche problema, e il famigerato Tsitsipas. A Indian Wells, complice anche un buon tabellone e il forfait di Nadal, fino al secondo set della finale il solo Gojowczyk, ovviamente a primo turno, era arrivato a cinque in un set. Ma dove ha impressionato lo svizzero è stato senz’altro a Miami, dove si poteva pensare arrivasse con le gambe un po’ pesanti. Ebbene superati i primi due turni, svogliatissimi fino al punto da far temere addirittura contro Albot, improvvisamente Federer è diventato ingiocabile: sei game concessi a Medvedev, quattro a Anderson, sei a Shapovalov e cinque a Isner in finale. E stavolta sono tutti top20. Trattare un giocatore che si presenta sulla terra con questi risultati alle spalle come se fosse uno che sta andando a farsi una gita sembra francamente eccessivo.

C’è da chiedersi dunque quali sono le prospettive reali di Federer a Parigi, dove non è escluso arrivi come testa di serie numero 2.  In questo momento Federer è infatti quarto, dietro – oltre a Djokovic che fino a Wimbledon non ha niente da temere – a Nadal e Zverev. Rafa prima di Parigi difende 2680 punti – tre vittorie e il quarto di finale di Madrid; Zverev non troppi di meno, 2210. La distanza tra Federer e Zverev è di 450 punti, distacco che il tedesco vedrebbe praticamente sparire già non vincendo Madrid, senza che Federer faccia nulla. Nadal è più lontano – oltre 3000 punti – ma anche lui chiamato al solito tour de force per riconfermare i risultati. Insomma, vincendo, o facendo finale a Madrid, Federer sarebbe sicuramente numero 3 e non è escluso, come si diceva che diventi addirittura numero 2. E per quanto sia lontano dalla terra da tanto tempo Federer a Madrid ci ha già vinto. È quindi il caso di soffermarci su quelli che sono i possibili rivali dello svizzero. Che non sono pochi a dire il vero, perché Federer arriva in fiducia e in gran forma, ma dietro e davanti qualcosa si muove.

Naturalmente i primi due ostacoli sono quelli classici, Nadal e Djokovic. Su Nadal chissà se è il caso di fare affidamento sui grandi numeri, per i tifosi di Federer, perché alle soglie dei 33 anni è sempre più incredibile quello che riesce a fare Rafa sul rosso. L’anno scorso tra Montecarlo e Barcellona Rafa fu inavvicinabile, e int anti subirono lezioni devastanti. A Madrid e Roma le cose cambiarono un po’, in Spagna per via di Thiem, che riuscì a vendicare la vera e propria umiliazione di Montecarlo, a Roma arrivò la pioggia a salvarlo quando era in gravi difficoltà contro Zverev. Sono piccolissimi segnali che se pure favorito d’obbligo, lo è più nei primi due tornei che negli altri, dipende molto da come arriverà a Roma. Il discorso su Djokovic sarebbe invece più lungo, perché il serbo sembra stia dando priorità agli slam e sulla terra non è detto che si danni l’anima prima di Parigi. Certo, le sue condizioni non sembrano quelle dello scorso anno, ma nonostante abbia impressionato nella fase finale di Melbourne, il Djokovic nordamericano è sembrato più vicino a quello del primo semestre del 2018 che a quello del secondo.

Sono i giovani gli ostacoli più seri che Federer potrebbe trovarsi davanti. Costretto a prolungare gli scambi con tipini come Tsitsipas, Shapovalov, ma anche Medvedev e Khachanov, lo svizzero potrebbe patire ben più che sul cemento e soprattutto il suo problema sarebbe che superato uno poi dovrebbe affrontarne un altro. Questo sarebbe stato un problema persino ai bei tempi e quindi a maggior ragione lo sarà adesso. E quindi alla fine forse non è un bene scommettere su dei grandi risultati dello svizzero. Ma qualcuno avrebbe scommesso sui risultati di quest’ultimo biennio?