Murray allontana il ritiro: “Non ho più dolore, vorrei continuare a giocare”

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L’Australian Open 2019 potrebbero non essere stato l’ultimo torneo della carriera di Andy Murray. A mantenere viva l’ipotesi, improbabile fino a poco più di un mese e mezzo fa, è lo stesso giocatore scozzese a margine di un incontro al Queen’s Club per la presentazione di un nuovo sponsor. “Ora non ho più dolore all’anca e mi piacerebbe poter tornare”.

Dopo mesi di sofferenza e terapia all’anca malandata, tra le lacrime, Andy aveva annunciato alla vigilia del primo slam stagionale che quello sarebbe stato con tutta probabilità l’ultimo torneo della sua carriera. Un dolore talmente forte da “non riuscire nemmeno a piegarsi per mettersi i calzini” avevano reso inevitabile l’intervento chirurgico. Non solo per tornare in campo, ma addirittura per riuscire a compiere quei banali gesti della vita quotidiana.

L’ex numero 1 del mondo aveva quindi due opzioni percorribili per provare ad eliminare definitivamente il dolore: operarsi subito oppure aspettare fino a Wimbledon, per dare l’addio davanti al pubblico di casa, poi salutare tutti e andare sotto i ferri. Ma dopo un’epica battaglia di cinque set contro Roberto Bautista Agut, che lo ha visto uscire dal campo sconfitto e zoppicante, Murray non ha più avuto dubbi: l’agonia era tale da rendere l’operazione non più procrastinabile. Così il britannico a fine gennaio si è sottoposto all’intervento, dicendo addio definitivamente alla speranza di poter giocare il torneo di Wimbledon un’ultima volta.

Sembrava finita lì, ma le parole di mamma Judy prima, e le conferme ora di Andy, lasciano presagire qualcosa di buono. “Sono molto più felice ora, da quando ho avuto l’operazione, di quanto non sia stato negli ultimi 12 mesi. Non ho più dolore all’anca e la riabilitazione è lenta ma sta andando piuttosto bene. Devo solo aspettare e vedere come procedono le cose. Se sarà possibile, mi piacerebbe competere di nuovo” ha dichiarato un finalmente sereno e positivo Murray. Lui è fiducioso, il mondo del tennis incrocia le dita e lo aspetta a braccia aperte.