WTA San Pietroburgo: Bertens, primo sigillo nel 2019. Vekic costretta alla resa

Il modo migliore per dimenticare un Australian Open non particolarmente brillante? Vincere il primo titolo dell’anno nel torneo immediatamente successivo. Kiki Bertens ha reagito alla grande al primo Major del 2019, dove fu sconfitta al secondo turno contro Anastasia Pavlyuchenkova, aggiudicandosi il prestigioso WTA Premier di San Pietroburgo.

L’olandese ha concluso una settimana praticamente perfetta con il 7-6(3) 6-4 inflitto a Donna Vekic, che manca l’appuntamento con quello che avrebbe potuto essere il più importante titolo in carriera.

Difficile, per la croata, che al momento possa trovare consolazione nel fatto che da domani il suo nome sarà nelle prime 25 del mondo perché probabilmente le starà pesando tantissimo il fatto di non aver chiuso il primo set quando ha avuto ben due chance a disposizione col proprio servizio. Fino al 5-2 in suo favore stava facendo molto male a un’avversaria ancora non entrata in partita, e forse questa è la vera discriminante per spiegare cosa è successo da lì in avanti. A conti fatti, è stato probabilmente più merito dell’olandese per essere riuscita ad alzare sensibilmente il proprio livello portandolo molto vicino a quello visto nei giorni scorsi nella cittadina russa.

A cominciare dal servizio, fin lì molto deficitario, fino agli spostamenti in campo, nel momento del bisogno Bertens ha preso possesso del gioco. Una rimonta che ha segnato anche un piccolo capovolgimento rispetto ai tanti momenti in carriera dove ha sofferto, mentalmente, le fasi di gioco in cui avvertiva un po’ di tensione. Invece lì, spalle al muro, ha cominciato a lavorare meglio la palla, variando col top spin di dritto e lasciando andare il rovescio, ritrovando percentuali con la prima palla molto alte. Lei che ieri è diventata leader del circuito WTA per gli ace messi a segno del 2019, ha cominciato a farsi molto più pericolosa agli occhi di una Vekic che si è trovata di colpo al cambio campo sul 5-4, costretta a servire con tanta pressione.

La croata ha subìto subito il gioco dell’avversaria e scivolata sotto 0-40 ha affossato un brutto dritto al volo dopo uno scambio guidato in fase offensiva ma trovando sempre un muro dall’altra parte. Vincendo 16 degli ultimi 17 punti, Bertens si portava per la prima volta avanti sul 6-5 e al tie-break, sfruttando un inizio tentennante dell’avversaria, riusciva a vincere un importantissimo primo parziale.

La partita era sempre molto equilibrata, perché per quanto Kiki provasse a scappare all’inizio del secondo set usciva fuori tutto il buono che si era visto della Vekic dei giorni scorsi e dopo essersi tirata su con qualche soluzione pregevole dall’1-3 0-30, si prendeva poi il punto del 3-3 e stava lentamente portando Bertens fuori dalla propria zona di comfort, con qualche errore in più che arrivava dal lato del dritto. Bravissima, ancora una volta, l’olandese a non crollare e sul 4-4 ha approfittato di un nuovo game altalenante della croata che con due doppi falli si consegnava col break che avrebbe poi deciso l’incontro. C’è stato un ultimo momento a sorpresa, col dritto di Vekic sul primo dei tre match point fronteggiati che è stato chiamato out, il cameraman era addirittura corso in campo per non perdersi l’esultanza di Bertens, ma il falco ha corretto il giudizio e da lì era tutto da rifare. Malgrado fosse 40-0, Kiki ha perso un attimo la concentrazione. Sul quarto match point, però, la fine della partita e la grande gioia per un successo dal valore enorme.

Malgrado rimanga al numero 8 del mondo, adesso ha agganciato il trenino che porta alla top-5 al momento presidiata (al numero 5) da Karolina Pliskova. Ci sono soltanto 255 punti, che diventano 111 se escludiamo quelli che la ceca ha raccolto tra Doha e Dubai nel 2018 (dove lei avrà invece 0 da difendere). Il numero 5 è anche la posizione più alta mai raggiunta in classifica da una tennista olandese (in singolare): Betty Stöve, il 3 luglio 1977, subito dopo la finale persa a Wimbledon contro Virginia Wade. Altri tempi, altro tennis, ma questa Bertens non vuole porsi limiti.