Navratilova torna a criticare le atlete trans: “È folle che gareggino con le donne”

«Una pratica folle, un vero imbroglio».

Senza giri di parole, Martina Navratilova è tornata a criticare apertamente la partecipazione di atlete transgender a competizioni femminili. Mito mondiale del tennis ma anche icona gay dopo il suo coming out nei primissimi anni ’80, in tempi in cui dichiararsi omosessualità era ancora un tabù, l’ex campionessa statunitense torna a scuotere la comunità trans, e con essa tutto il mondo sportivo. Assumendo una posizione di estremo dissenso verso la possibilità, concessa ad atlete nate uomini, di gareggiare contro avversarie nate donne.

Una differenza biologica che – secondo Navratilova – si tramuta in un netto vantaggio agonistico-sportivo. «È sicuramente ingiusto per le donne che devono competere contro persone che, biologicamente, sono ancora uomini – scrive oggi Navratilova in un editoriale per il Sunday Times -. Sono felice di rivolgermi a una donna transgender in qualsiasi forma preferisca, ma non sarei felice di competere contro di lei». Massimo rispetto e apertura verso le persone trans, dunque, decisamente meno quando diventano avversarie.

Un’opinione che la nove volte regina di Wimbledon aveva già espresso in passato sollevando le veementi proteste da parte della comunità trans, biasimata dalla ex tennista come «una vera tirannia». «Non posso non criticare la tendenza degli attivisti trans a bollare come transofobo chiunque abbia qualcosa da dire. Io sono una persona forte e ho sostenuto lo scontro con (Rachel) McKinnon su Twitter, ma temo che altri possano essere ridotti al silenzio o alla sottomissione». Il riferimento è ad un tweet polemico con il quale Navratilova aveva commentato lo scorso ottobre la vittoria di un’atleta trans, McKinnon appunto, ai mondiali Master di ciclismo, a Los Angeles nella categoria 35-44 anni.

«Non basta definirsi donna per competere con le donne. Devono esserci dei criteri, se hai un pene non puoi competere con le donne», era stato il cinguettio di Navratilova, subito accusata dalla stessa McKinnon di discriminazione. Oggi l’ex campionessa è tornata sull’argomento, chiarendo in maniera diffusa la sua posizione. «Devono esserci dei criteri – puntualizza Navratilova – . La via scelta dalla maggior parte delle Federazioni sportive non risolve il problema. Un uomo ha una densità ossea, e una muscolatura che si sviluppano sin dall’infanzia. Quindi per limitare il vantaggio oggettivo, il trans dovrebbe cominciare a prendere ormoni sin dalla pubertà, una cosa per me impensabile».

La conseguenza è quella che Navratilova non esita a definire «una vera e propria truffa», che ha consentito a «centinaia di atleti che hanno cambiato genere, di vincere quello che non avrebbero mai potuto ottenere in campo maschile, specialmente negli sport in cui è richiesta potenza». Una preoccupazione evidentemente condivisa da molte organizzazioni, tra le quali lo stesso Comitato Internazionale Olimpico, che stanno rivedendo i regolamenti.

Proprio alle Olimpiadi di Montreal, nel 1976, si era rivelata al mondo Caitlyn Jenner, la prima trans a vincere una medaglia d’oro nel decathlon. Da allora sono state numerose le trans famose nello sport, ma ancora più famoso il caso della fondista sudafricana Caster Semenya, ‘accusata’ dalle rivali e non solo di essere un uomo senza dirlo. La federatletica internazionale decise alla fine di continuare a farla garaggiare tra le donne, senza render noti del tutto i risultati dei controlli che – secondo i giornali internazionali – avevano individuato un caso di ‘iperandroginismo’.