Laureus Awards 2019: Djokovic miglior sportivo, Osaka la rivelazione

Novak Djokovic è lo sportivo dell’anno, Naomi Osaka la rivelazione.  Questi i Laureus Awards riguardanti il mondo del tennis assegnati ieri sera a Montecarlo per l’edizione 2019. La ginnasta da record Simone Biles ha vinto il premio come donna dell’anno, la leggenda del golf Tiger Woods come ritorno dell’anno e la Nazionale di calcio francese come miglior squadra.

Alla presenza del Principe Alberto II di Monaco, Djokovic ha sconfitto la concorrenza di Kylian Mbappé, Eliud Kipchoge e LeBron James, aggiudicandosi il Laureus World Sportsman of the Year Award per la quarta volta. La Laureus World Sports Academy – composta da 68 leggende dello sport internazionale – ha votato i vincitori tra i finalisti per ogni categoria in base ai risultati sportivi ottenuti nell’anno solare 2018.

Naomi Osaka, prima star del tennis giapponese ad aver conquistato un torneo del Grande Slam, ha ricevuto il Laureus World Breakthrough of the Year Award (Rivelazione dell’anno) per la vittoria agli US Open. La numero 1 WTA non ha potuto partecipare alla premiazione, perché impegnata al torneo di Dubai, ma ha comunque mandato un videomessaggio.

Dopo le performance da record ai Campionati mondiali di ginnastica in cui si è aggiudicata quattro ori, Simone Biles è stata incoronata Laureus World Sportswoman of the Year. Niente da fare quindi per Simona Halep e Angelique Kerber, nominate nella stessa categoria.

I Laureus Awards incoronano ancora una volta il tennis, assoluto protagonista agli Oscar dello sport negli ultimi 14 anni: dal 2005 ad oggi infatti Federer (con 5 affermazioni), Nadal (1) e Djokovic (4) hanno dominato la categoria, che solo in quattro occasioni non ha visto un tennista trionfare come miglior sportivo dell’anno.

Per quanto riguarda la categoria rivelazione dell’anno, la Osaka è la quinta tennista a riuscirci da quando sono nati i Laureus Awards (anno 2000). Prima di lei c’erano riusciti Marat Safin (2001), Rafa Nadal (2006), Amelie Mauresmo (2007) e Andy Murray (2013).