Fed Cup: Azarenka jolly per la Bielorussia contro la Germania. Clamoroso rientro di Garcia

WORLD GROUP 1

REPUBBLICA CECA – ROMANIA (Ostrava, cemento indoor)
Repubblica Ceca: Karolina Pliskova, Katerina Siniakova, Marketa Vondrousova, Barbora Krejcikova
Romania: Simona Halep, Mikaela Buzarnescu, Irina Camelia Begu, Ana Bogdan, Monica Niculescu

Le campionesse in carica della Repubblica Ceca hanno avuto sfortuna in un sorteggio che le ha viste sì poter esordire nuovamente in casa, ma dall’altra parte della rete ci sarà una squadra che merita ben più di un semplice rispetto. Simona Halep guida infatti la sua Romania a caccia di un’impresa nemmeno così impensabile: senza Petra Kvitova e l’apporto della veterana Barbora Strycova, la situazione è parecchio livellata.

Entrambe le nazionali hanno un carico da 90, mentre la seconda singolarista rumena (che sarà con grande probabilità Mikaela Buzarnescu) ha un ranking leggermente più alto di Siniakova frutto della grande scalata del 2018 culminata nel titolo a San Jose e in indoor gioca piuttosto bene, come la sua “controparte”, ma con un leggero vantaggio nell’essere mancina (a Wimbledon, la scorsa estate, era avanti 6-3 4-1 contro Pliskova prima di essere rimontata). In caso di doppio decisivo, che sulla carta rimane piuttosto praticabile, le ceche punteranno molto probabilmente su Siniakova/Krejcikova visti anche i successi recenti, mentre dall’altro lato ci sarà un po’ l’imbarazzo della scelta perché se è vero che nessuna ha raggiunto i risultati avversari, è anche vero che Niculescu ha giocato tantissimi doppi in carriera e ha vinto di recente Hua Hin assieme a Begu, ma la stessa Begu ha giocato diversi doppi anche con Halep (anche se molto difficilmente vedremo Simona in un eventuale doppio decisivo).

BELGIO – FRANCIA (Liegi, cemento indoor)
Belgio: Elise Mertens, Alison Van Uytvanck, Kirsten Flipkens, Ysaline Bonaventure
Francia: Caroline Garcia, Alizé Cornet, Pauline Parmentier, Kristina Mladenovic, Fiona Ferro

Clamoroso a Liegi: Caroline Garcia è tornata a far parte della squadra francese di Fed Cup. Julien Benneteau, alla prima assoluta da capitano della squadra femminile, ha compiuto quello che Yannikh Noah si era sempre rifiutato di fare: parlare con la giocatrice. L’ex tennista, usando le parole giuste, pare aver ricucito uno strappo che non faceva bene a nessuno: a Garcia stessa (e lei lo sapeva), alla squadra francese, ai tifosi.

Riallacciamo il nastro per rendere l’idea di come mai tutto ciò sia stato talmente sorprendente: dopo la finale persa a Strasburgo nel 2016, Garcia aveva annunciato di voler prendere un anno sabbatico per concentrarsi maggiormente in singolare, notizia che è stata presa malissimo da tutto l’ambiente Mladenovic in primis, che si è sempre sentita investita dei gradi di capitano-giocatrice a livello carismatico e ha attaccato alle volte anche in maniera decisa la propria connazionale. Le due, in quel momento ancora insieme in doppio e protagoniste di un’annata che le ha portate al numero 1 del mondo col titolo al Roland Garros, si sono separate a fine febbraio dopo che la Francia (senza Caroline) perse al primo turno contro la Svizzera e Mladenovic tirò una nuova frecciata, assecondata da Noah che ha sempre preso le parti di Kristina in questa vicenda perché rivedeva in lei parte del suo carattere. L’ex capitano non ha mai parlato con Garcia per ricostruire la spaccatura, esaltando al contrario lo spirito di attaccamento delle altre malgrado la squadra, priva della sua miglior giocatrice, non fosse più competitiva ai livelli del triennio in cui era guidata da Amelié Mauresmo.

A febbraio del 2017, il nuovo presidente federale francese aveva avanzato l’idea di pubblicare una lista di giocatori e giocatrici che doveva per forza rendersi disponibile per giocare con la nazionale, pena la squalifica (e quindi la mancata convocazione per le Olimpiadi). Garcia di fatto fu messa spalle al muro: nella prima settimana di aprile si infortunò alla gamba e all’inizio di quella successiva, malgrado fosse impossibilitata, venne comunque convocata per il playoff contro la Spagna. Diede forfait e le sue colleghe pubblicarono più o meno in contemporanea un “LOL” sui rispettivi profili Twitter che venne poi seguito da un’intervista di Mladenovic in cui attaccava la stessa Garcia andando sul personale e definendosi indirettamente una persona migliore perché l’altra non aveva neppure terminato gli studi. Cornet, durante il Roland Garros, fu l’unica a chiedere pubblicamente scusa, proponendosi anche come intermediaria per risolvere la situazione. A fine anno, con Garcia che vinceva Wuhan e Pechino e giocava un ottimo Master a Singapore, Mladenovic ha cercato la via dell’apertura (“se vuole può tornare, ma non deve aspettarsi braccia aperte”) più per ribadire il suo ruolo di leader e avere una presa di posizione piuttosto dura verso chi aveva deciso di lasciare il team.

Nel gennaio del 2018 papà Garcia aveva ribadito di come la figlia non volesse rinunciare alla squadra di Fed Cup ma non accettava che nessuno di loro avesse 5 minuti per discutere le relative posizioni, con Noah che in Australia non si era mai interessato e aveva mandato un suo portavoce. Un anno dopo, quello che a conti fatti è il primo vero disgelo: durante la settimana di Hua Hin Benneteau ha avuto una lunga conversazione con Caroline, sbloccando la vicenda. Garcia ha detto: “Non so se siano state le sue parole a spronarmi o se anche io sentivo che era ora di rientrare. A me non piaceva continuare questo braccio di ferro e ho pensato che per il bene del team era ora di fare un passo importante. Non so che atmosfera ci sarà, ma ho pensato che possiamo avere un atteggiamento professionale anche senza considerarci amiche”.

La sua presenza, malgrado lo stato di forma non brillante, riequilibra la bilancia nella rivincita della sfida vinta proprio dalle francesi 3-2 nel primo turno dello scorso anno. Mladenovic, infatti, per quanto in singolare da circa due anni stia facendo tantissima fatica, con la maglia della nazionale riesce spesso a dare qualcosa in più, fattore fondamentale se si dovesse arrivare al doppio decisivo. Lì dove la domanda sorge spontanea: Benneteau deciderà per la coppia Garcia-Mladenovic?

USA – AUSTRALIA (Asheville, cemento indoor)
USA: Madison Keys, Danielle Collins, Sofia Kenin, Nicole Melichar
Australia: Ashleigh Barty, Daria Gavrilova, Priscilla Hon, Kimberly Birrell, Astra Sharma

La sfida forse più segnata del primo turno. Gli Stati Uniti, malgrado assenze di un certo peso come le Williams e Sloane Stephens, hanno un team di grande livello che già lo scorso dicembre avrebbe probabilmente meritato di più nella finale persa con un secco 3-0 contro la Repubblica Ceca. In quel momento Danielle Collins era fuori condizione, Madison Keys assente, e Sofia Kenin da sola stava per tenere in piedi la propria nazionale. Classe 1998, ha sfiorato all’Australian Open la vittoria contro Simona Halep pochi giorni dopo aver vinto il primo titolo WTA in carriera, a Hobart.

L’Australia si presenta con una Barty molto in forma, ma che probabilmente dovrà tenere in piedi da sola la propria nazionale. Servirebbe un aiuto di Daria Gavrilova, ma quest ultima sta vivendo una fase di involuzione come raccontava lei stessa dopo la sconfitta al primo turno all’Australian Open e in nazionale il record è piuttosto negativo: 3 vittorie e 5 sconfitte, dove i successi sono maturati tutti contro giocatrici fuori dalle prime 200 del mondo (Ivana Jorovic, Nina Stojanovic e Quirine Lemoine). Stavolta, al di là della rete, ci saranno 2 top-30 tra cui una semifinalista all’ultimo Australian Open, e un’altra top-50. L’ultima volta che ha giocato in nazionale contro Keys ha potuto ben poco contro la grande potenza avversaria, mentre forse può instaurare una battaglia di nervi con Collins, anche se al momento parte senza grandi chance. Barty, da sola, ha bisogno di 2 punti per arrivare all’eventuale doppio decisivo. In questo momento sarebbe già un gran risultato per le ragazze di Alicia Molik.

GERMANIA – BIELORUSSIA (Braunschweig, cemento indoor)
Germania: Andrea Petkovic, Laura Siegemund, Mona Barthel, Tatjana Maria, Ana Lena Groenefeld
Bielorussia: Aryna Sabalenka, Aliaksandra Sasnovich, Victoria Azarenka, Vera Lapko, Lidziya Marozava

La Bielorussia, finalmente, sfodera il suo dream team. Aspettavano questo momento dal 2017, dalla finale contro gli Stati Uniti, ma finalmente Victoria Azarenka è tornata a far parte della squadra. Non ci sono stati problemi tra lei e le connazionali, o tra lei e il vecchio capitano che comunque si assunse la responsabilità di non averla convocata per la sfida che  valeva il titolo due anni fa a causa di un fisico molto provato prima dalla gravidanza e poi dalla vicenda ancora senza fine della lunga battaglia giudiziaria per l’affidamento del figlio dell’ex numero 1 del mondo.

Sono stati due anni durissimi per Azarenka, e ancora non è completamente fuori dal tunnel come dimostrano le ultime uscite, le sconfitte e lo sfogo che ha avuto a Melbourne, quando ha rivelato una sorta di segreto di pulcinella: questo momento è per lei qualcosa di terribile, e non riesce a schiodarsi mentalmente da tutti i problemi extra campo che la circondano. Tatiana Poutchek, ora sulla panchina delle ragazze dell’est europa, ha voluto chiamarla perché comunque “Vika” deve essersi detta disponibile, ma poi anche per avere l’appoggio di una persona di grande esperienza e, chissà, per provare a fare quadrato intorno a quella che comunque rimane il personaggio simbolo di una nazionale molto giovane ma di grande ambizione.

Non è detto che Azarenka possa essere schierata come singolarista, ma sembra scontato che comunque potrà dare un grande apporto nel tentativo di tornare in semifinale, soprattutto ora che sia Sabalenka che Sasnovich sono cresciute parecchio (rispetto al 2017) e non sono più così al di sotto di una giocatrice dal grande palmares, ma che adesso è in una fase piuttosto delicata della propria vita. In ogni caso, sarà una decisione abbastanza delicata lasciar giù una tra Sasnovich e Azarenka (Sabalenka è forse l’unica certa del posto come prima singolarista). Un dream team, maggiori responsabilità.

La Germania è forse più “rassegnata”: Andrea Petkovic e Tatjana Maria sembrano destinate al ruolo di singolariste, con l’unico dubbio che potrebbe riguardare quest ultima, a cui però manca la vera alternativa. Potrebbe esserci forse Laura Siegemund, anche se al momento malgrado abbia ritrovato la top-100 manca ancora nel livello di gioco. Il ballottaggio Siegemund/Maria potrebbe riproporsi nell’eventualità di un doppio decisivo con l’esperta Groenefeld ad attendere. Dall’altra parte, adesso sì, Azarenka dovrebbe essere schierata con Lidziya Marozava, o in alternativa Vera Lapko, quest ultima forse non al meglio della condizione dopo un problema fisico che l’ha costretta al ritiro all’Australian Open.