Iga Swiatek: “Radwanska? La sua eredità è enorme. Sarà per sempre la miglior polacca”

Lei è Iga Swiatek, data di nascita 30 maggio 2001. Polacca, divenne famosa per essere la prima giocatrice del nuovo millennio a vincere un titolo da professionista, in un ITF verso la fine del 2015.

Lo scorso anno il primo, importante, balzo di qualità con una seconda parte di stagione ottima condita dai titoli a Wimbledon e alle Olimpiadi junior, seppur “soltanto” (lo si capisce anche dalle sue parole: quel quarto di finale perso le è seccato abbastanza) in doppio. In alcune settimane è stata quasi dominante, segno di una crescita che ha preso definitivamente il via.

Sogna la top-50 a fine 2019, seppur non lo dica espressamente. Intanto, è pronta venerdì a giocarsi una sfida che le darebbe il primo tabellone principale di uno Slam. Il tutto a un paio di mesi soltanto dal ritiro di Agnieszka Radwanska, giocatrice verso cui i sentimenti non possono non essere importanti: “Dovrei essere al top per almeno 10 anni per potermi paragonare a lei”.

Iga, è la tua prima settimana in uno Slam dei grandi, sei all’ultimo turno di qualificazioni. Come la stai vivendo?
Ero molto tesa prima del primo turno. Giocavo contro Olga Danilovic, la conosco molto bene, abbiamo la stessa età e da quando abbiamo 12 anni circa che giochiamo l’una contro l’altra. Ci tenevo a fare bene, ed è stata una gran battaglia che un po’ mi ha sbloccato. Mentalmente oggi è stata più semplice, anche se un po’ fisicamente sono un po’ affaticata. Sul finire della prima partita ho avuto i crampi, ho fatto in modo di recuperare per oggi ma un po’ lo sento ancora. Quello che vorrei ora è non guardare troppo in là. Mi piacerebbe entrare nel tabellone principale, ma c’è un’ultima partita prima.

Mi ha impressionato in questi giorni il tuo servizio. Da parte tua, invece, qual è il colpo che ritieni migliore?
Ti giuro che l’ultima volta in cui ho pensato che il mio servizio fosse buono come qui è stato durante il torneo di Wimbledon junior. Penso di avere bisogno di molta più continuità, al momento riesco ad avere buona costanza soltanto in alcuni tornei all’anno mentre invece negli altri non sono contenta di come vanno le cose. Ho molto da lavorare, penso che sia una questione di concentrazione e forse di come sono io prima del servizio, se comincio a pensare troppo, o se ho difficoltà.

Ti piace questo posto?
Sì, tanto. Ora mi sento completamente in un altro posto rispetto a quando sono stata qui due anni fa, per il torneo junior. Hanno cambiato tanto, la struttura è veramente bella. Poi è speciale, visto che è il mio primo Slam da professionista.

Lo scorso anno i risultati più importanti sono arrivati dall’estate in poi. Hai vinto Wimbledon, hai avuto ottima costanza da lì fino a fine stagione negli ITF di alto livello, hai vinto una medaglia d’oro olimpica. Dove sei cresciuta maggiormente?
Penso che il miglioramento più importante sia stato fatto con la testa. Vincere un titolo Slam ti da una grande carica, ti da tanto da imparare. Quel giorno ero sul campo 1, c’era un gran pubblico, mi fa pensare che se dovessi ricapitare davanti a un pubblico così quell’esperienza mi aiuterà a non sentire troppa pressione.

Meglio Wimbledon o la medaglia d’oro?
Wimbledon, senza dubbio. Se avessi vinto la medaglia d’oro in singolare forse ci avrei pensato un po’ di più, ma è in doppio, dunque Wimbledon sicuramente.

A proposito di Wimbledon, dopo la finale sei stata chiamata al centro del campo per una partita del Legia Varsavia. Che esperienza è stata?
A dire la verità non sono troppo interessata al calcio, non ho grandi interessi per le varie squadre, però è stato un evento che hanno organizzato per celebrare quel risultato e io mi alleno poco distante dallo stadio. È stata un’esperienza straordinaria. C’erano tra le 20.000 e le 30.000 persone quella sera. Sono entrata sul campo e vedevo la gente attorno a me che intonava dei cori, non lo so cosa, ma cantavano qualcosa. Molto emozionante, davvero. Quelle due settimane dopo la vittoria a Wimbledon sono state travolgenti: ogni giorno c’era qualcosa di nuovo.

La Polonia ha appena perso la sua giocatrice più importante di sempre. Qual è l’eredità di Agnieszka Radwanska, secondo te?
Aga è e rimarrà la giocatrice più forte nella storia della Polonia. Voglio dire, io o chiunque tra i giovani dovrebbe avere almeno 10 anni di carriera ai vertici per essere paragonato a lei. È un percorso veramente lungo, al momento non ci penso neanche più di tanto. È un ottimo esempio per noi giovani. Lei ha dimostrato che se hai talento, se credi in te stessa, non importa chi tu sia o da dove tu provenga, non importa se il tuo paese non può sostenerti come altri offrendoti wild-card, puoi comunque pensare di diventare un giorno tra le migliori al mondo.

Sei parte di un’annata che sta già facendo molto bene nel circuito WTA. A livello 2001 abbiamo ora due top-100, una giocatrice appena fuori ma già campionessa WTA, poi tu che stai salendo molto forte. C’è già una certa competizione tra di voi?
Io credo di averla sempre sentita. Forse la cosa più bella nel nostro caso è che siamo riuscite a spingerci sempre più in alto l’un l’altra giocando contro da quando eravamo giovanissime. La nostra è un’annata molto forte, come anche la 2002: ci sono alcune di noi che hanno veramente tante buone qualità. Io ho già giocato contro Olga per 5 volte per cui è chiaro che ci sia già competizione, ma è bello così.