Goodbye Murray, il tennis non ti mancherà

Chissà come dev’essere guardare il tennis da dentro e mantenere un certo senso critico. Andy Murray è stato diverso dagli altri Fab non solo per via dei risultati, indubbiamente inferiori anche se di tutto rispetto, ma soprattutto per una capacità di intervenire sulle questioni “a margine” del tutto sconosciuta agli altri tre. Mentre Federer, Nadal e Djokovic macinavano record, Murray non si risparmiava nel farci conoscere le sue opinioni sull’indipendenza della Scozia, sulla parità dei premi tra uomini e donne, sull’orribile uscita di Margaret Court Smith. E per dare sostanza alle cose che diceva e pensava ha scelto per un periodo di farsi seguire da Amelie Mauresmo, un sodalizio che è stato ben più importante di qualsiasi risultato sperato.

Ma sbaglieremmo se pensassimo che Murray, dal punto di vista squisitamente tecnico, fosse in qualche modo inferiore agli altri tre. Lo scozzese non ha avuto gli stessi risultati ma non  certo per mancanza del talento necessario, ché anzi il solo Federer tra i 4 gli è stato superiore, ma non può certo essere questa l’unità di misura per comprenderne la grandezza. Murray ha vinto delle partite straordinarie e spesso ha mostrato una superiorità rispetto al rivale addirittura imbarazzante. Il Wimbledon vinto nel 2016 rimane un esempio di quanto fosse aumentato il divario con gli altri e il prosieguo della stagione fu una sorta di one man show interrotto abbastanza clamorosamente da una stolida partita contro Nishikori. Sembrava il preludio per un nuovo dominio, dopo quello degli altri tre, ma Murray è sempre stato troppo diverso e l’infortunio che alla fine lo sottrarrà al tennis è arrivato a spiegarlo meglio di qualsiasi altra cosa. La curiosa parabola degli altri tre, tornati alla vittoria dopo la decadenza, non ha mai fatto pensare che potesse succedere qualcosa di simile a Murray, anche se in molti speravano almeno di poterne rivedere qualche sprazzo. Ma i ritorni così diversi della fine della scorsa stagione, con ritiri che arrivavano subito dopo partite un po’ più lunghe erano più che indizi.

Murray si ritira perché non vuole più sentire dolore, rivendicando anche in questo una sorta di normalità, e le lacrime che hanno accompagnato l’annuncio sono sembrate più di imbarazzo per una commozione che alla fine è più personale che pubblica. I mille ricordi che già cominciano a giungere copiosi dal mondo del tennis e non solo non saranno numerosi come quelli che fioccheranno al momento del ritiro degli altri tre, ma conservateli e leggeteli, la partecipazione, il trasporto, il rammarico, sarà del tutto diverso. A molta gente, al mondo conservatore del tennis mancheranno altri più che Murray. A sir Andy Murray il tennis potrà mancare giusto per qualche tempo, poi troverà qualcosa di più interessante. Speriamo ce lo faccia sapere.