Australian Open: Nishikori sul filo di lana supera un indomito Carreno Busta

[8] K. Nishikori b.[23] P. Carreno Busta 6-7(8) 4-6 7-6(4) 6-4 7-6(8)

La partita che non t’aspetti con un finale che sta già facendo discutere ma solo per via dell’inevitabile tensione che ha giocato un brutto scherzo a Pablo Carreno Busta, autore di un match straordinario seppure aiutato da un Nishikori che la stava combinando davvero grossa. Cominciamo proprio dal finale, dalla chiamata che magari Carreno Busta prenderà a pretesto per spiegare come abbia subito l’ultima rimonta, quella decisiva. Sull’8-5 del super tiebreak, l’innovazione di questo Australian Open, mentre Nishikori si appresta a dare la “benedizione” ad una palla alta sulla rete, con Carreno Busta lontanissimo e del tutto impossibilitato a recuperare, il giudice di linea chiama un “out” che nulla cambia, perché Nishikori chiude appunto con il lungolinea. Ma Carreno Busta non ci sta, e dice che la sua palla era buona. Qui si confondono un po’ le cose perché Carreno Busta chiede il “falco” e, colpevolmente, Thomas Sweeney, l’arbitro di sedia, lo concede. Colpevolmente perché Sweeney doveva spiegare a Carreno Busta che in ogni caso, fuori o dentro che fosse quella palla, il risultato non sarebbe cambiato, e cioè il punto sarebbe stato da assegnare a Nishikori. Naturalmente dopo che il falco ha confermato che la palla era buona Carreno pretendeva che si rigiocasse il punto, ma Sweeney ha, correttamente, assegnato il punto a Nishikori. Sull’8-6 Carreno Busta ha sbagliato una risposta, e poi è andato a servire per chiudere il match, ma nel momento più importante dell’incontro Nishikori ha finalmente trovato se stesso, prima inventandosi un rovescio lungolinea dopo uno scambio tutto condotto in apnea che Carreno non ha potuto controllare; poi giocando uno scambio tatticamente perfetto concluso con un rovescio centrale che Carreno di nuovo ha mandato lungo; e chiudendo al primo match point addirittura con un ace esterno. Epilogo di un match che forse verrà ricordato anche per un altro piccolo evento, perché per la prima volta nella storia degli Australian Open la decisione di allungare il tiebreak a 10, invece che di chiuderlo a 7, ha prodotto un vincitore diverso, visto che come detto Carreno Busta si è trovato addirittura 8-5, senza vincere.

Ma prima del finale c’è stata tutta una partita che forse Nishikori avrebbe meritato di perdere, perché dopo aver regalato in modo sconcertante un primo set in cui era in controllo totale, il giapponese ha perso testa e sicurezza, mentre i colpi dello spagnolo diventavano via via più profondi. Così Nishikori si è trovato sotto di due set e 1-3 nel terzo, prima di trovare il modo di risalire fino al tiebreak, vero punto di svolta del match. Nishikori l’ha giocato benissimo e sullo slancio ha ripreso in pugno il match, commettendo ancora una votla l’errore di non chiuderlo. In primo luogo allungando eccessivamente il quarto set, sbagliando per distrazione un paio di palle per il doppio break e, naturalmente, nel momento in cui è andato a servire per il match, quando di nuovo l’emotività del giapponese ha preso il sopravvento facendogli perdere – come troppo spesso succede nei momenti caldi – la misura del dritto.

Il fatto che ne sia uscito fuori va ovviamente a suo merito, così come saranno tutti contenti del fatto che abbia retto più di 5 ore senza essere costretto a chiamare qualche MTO. Rimane che il quarto di finale contro Djokovic lo comincerà nettamente da sfavorito, perché il serbo non è Carreno Busta, figuriamoci fargli anche dei regali.