Australian Open, Nadal c’è e si fa sentire: lezione a Berdych, ora tocca a Tiafoe

[2] R. Nadal b. T. Berdych 6-0 6-1 7-6(4) (Piero Vassallo)

Con un piccolo brivido finale Rafa Nadal si qualifica per l’undicesima volta in carriera ai quarti di finale degli Australian Open. Tomas Berdych va ko dopo due ore di gioco con il punteggio di 6-0 6-1 7-6(4) e per la ventesima volta deve stringere la mano al maiorchino da sconfitto. Forse proprio quel 19-4 negli head to head, con diciotto sconfitte nelle ultime diciannove sfide, ha tradito il ceco paralizzandolo per un’ora. Abbastanza da permettere a Nadal di scorrazzare per il campo facendo da padrone assoluto dei primi due set.

Un parziale iniziale di 9-0 che ha incenerito le speranze del redivivo Tomas, fermo per tutta la seconda parte del 2018 nel tentativo di rimettere in sesto una schiena malconcia. Missione riuscita a giudicare dalle prime tre settimane dell’anno, con una finale a Doha e prestazioni convincenti a Melbourne. Almeno fino a oggi, prima di incrociare l’incubo Rafa. Di colpo la prima di servizio è sparita, la risposta non pervenuta, mentre dall’altra parte lo spagnolo è entrato in campo deciso e incisivo anche sulla battuta dell’avversario.

Annullata una palla break nel gioco di apertura, Nadal non ha più corso pericoli mentre per Berdych è iniziata la via crucis. E pensare che l’ultima vittoria contro l’attuale numero 2 del mondo l’aveva ottenuta proprio su questo campo, un 6-0 6-2 7-6 ai quarti del 2015 che oggi gli è tornato indietro con gli interessi. Il primo gioco in suo favore è arrivato dopo 47 minuti, accolto con un’ovazione del pubblico abbastanza mortificante. Per vedere una vera partita però è stato necessario attendere il terzo set.

Il servizio del ceco è tornato in auge dopo il letargo e il match, seppur tardivamente, ha preso vita. È qui che Nadal ha mostrato un pizzico di vulnerabilità: se nei primi due parziali, al netto dell’insufficienza di Berdych, era stato impeccabile nel terzo si è intravista qualche crepa. Per un’ora abbondante ha risposto con i piedi più vicini alla riga di fondo, il dritto è stato sicuro ed efficace ma quando l’avversario ha dato segnali di risveglio gli errori sono aumentati e si è allontanato dal campo.

Non a caso sul 6-5 è tornato a offrire palla break (e set point), fronteggiandola però da vero fenomeno e spazzando via la paura con un dritto vincente potentissimo. Un ultimo sussulto di Berdych nel tie break, avanti 4-3 e servizio, è stato reso vano da due erroracci dello stesso ceco. Nadal ha raccolto gli omaggi e con due punti di fila alla battuta ha spostato il mirino verso il prossimo avversario: ai quarti c’è Frances Tiafoe, mai affrontato prima d’ora.

F Tiafoe b. [20] G. Dimitrov 7-5 7-6(6) 6-7(1) 7-5 (eddi)

Neanche Agassi sta invertendo la carriera di Dimitrov che a questo punto rischia di prendere un china non troppo divertente. Per quanto Tiafoe sia in grande crescita una partita come quella di oggi Dimitrov non deve perderla e invece il bulgaro è riuscito in un’impresa non troppo semplice, considerato che nel quarto set Tiafoe cercava solo di abbreviare gli scambi. Ma anche i primi due set Dimitrov li ha giocati senza troppa convinzione entrando spesso in difficoltà con le palle basse sul dritto, cosa abbastanza inedita. A parte questo problema tecnico-tattico Dimitro è poi riuscito a mancare tre set point nel tiebreak del secondo set, passando dal 6-3 al 6-8 e regalando un vantaggio che ha aiutato Tiafoe a tenere duro quando le cose si sono complicate. Ma è stato il quarto set la summa delle difficoltà di Dimitrov, un set giocato interamente in controllo ma mai chiuso, nonostante le infinite occasioni, soprattutto nell’ottavo game. Incredibilmente Dimitrov è uscito dalla vicenda quasi demoralizzato e a quel punto Tiafoe ha attaccato qualsiasi straccio con il bulgaro che non riusciva più a trovare un modo per passarlo. Epilogo scontato, con break all’undicesimno game e chiusura di Tiafoe al dodicesimo. Nadal ha di che gongolare.