Murray e Wawrinka, chi c’è batta un colpo

Anca britannica e ginocchio svizzero le due croci di questi due campioni, che dopo aver pensato seriamente di attaccare la racchetta al chiodo, sono più decisi che mai a tornare a vincere. L’off-season è la parentesi ideale per riordinare le idee, rinfrescare il fisico e puntare obiettivi. Stan più tra hotel e ristoranti, Andy tra musei d’arte moderna e le sue esilaranti storie Instagram. Il 2019 è vicino, il che oltre a spumante, lenticchie e cotechino, significa Chennai e Brisbane. L’anno scorso entrambi hanno dato forfait nei rispettivi tornei, quindi la curiosità fin dalle prime battute è tanta. Insomma, cosa ci si deve aspettare da questi due (forse) ex infermi.

Stan Wawrinka

Lo svizzero ha giocato una prima parte di stagione tremenda, senza alcun dubbio fortemente condizionata dalla paura di non sforzare il ginocchio. Stan appariva pesante nei movimenti, falloso e in sintesi lontano parente di quello che 3 anni prima aveva preso a pallate Djokovic in finale al Roland Garros. Qualcosa si è mosso da Toronto in poi, quando il nostro ha messo in fila una serie di buone prestazioni con Nadal, Federer e Raonic. Sono tre sconfitte, ma rispetto alle ultime uscite, il livello è notevolmente più alto. Ed infine, la stagione di Wawrinka si è conclusa anzitempo a Shanghai.

Lo svizzero ha sicuramente trovato più sicurezza sul ginocchio operato, ma per essere competitivo dovrà avere voglia di ritrovare la potenza fisica che gli ha consentito di vincere tre Slam tra 2014 e 2016. Conoscendo l’abituale pesantezza negli spostamenti di Wawrinka, l’amore per il cibo e il tabellino dell’età che a marzo segnerà 34,vederlo competitivo a livello slam potrebbe essere più difficile del previsto. In un momento in cui, la leadership dei soliti noti vacilla (anche se Federer, Nadal e Djokovic hanno vinto quattro Slam su quattro) e l’alba dei nuovi dista ancora un po’, lo spazio per far bene c’è, ma per sfruttarlo servirà grande tenacia, una programmazione attenta e tanti, tanti rovesci. Inutile negarlo, le sbracciate di Stan dal lato sinistro sono mancate a tutti gli appassionati e la voglia di poterle rivedere non manca di certo.

Lo svizzero dovrà stare attento nella parte iniziale di stagione all’impatto col cemento, dato che potrebbe essere dannoso per il suo ginocchio. Gli Australian Open sono probabilmente un test a cui sarà doveroso partecipare, ma da cui è lecito non aspettarsi più di tanto. Pur essendo stato Melbourne Park scenario di prestazioni maiuscole targate Stan The Man, il caldo infernale e la lunga distanza saranno difficilmente due alleati dello svizzero in questa occasione. Più ragionevole pensare che possa indovinare una settimana più avanti nella stagione (magari in un mille) e poi far bene al Roland Garros.

Andy Murray

Le difficoltà di Sir Andy Murray non saranno certo minori, anzi è chiamato ad una risalita più dura in termini di classifica. Il due volte campione di Wimbledon occupa al momento la posizione numero 258, non esattamente il suo best ranking. Lo scozzese viene da un’annata particolarmente povera di partite, avendo giocato solamente sei tornei. Murray ha alternato discrete uscite, ad altre in cui è emersa tutta la fatica richiesta dal suo tennis. Prima c’erano le gambe, ora chissà. L’operazione all’anca è andata per il meglio, ma un pieno recupero funzionale non è certo da dare per scontato. Andy ha però voluto fare tutto per bene, prediligendo l’allenamento in palestra, come testimoniato dalle sue storie Instagram, e sfruttando le partite più come esami per il suo corpo, che non come reali occasioni per risalire la classifica. Non sorprendono quindi le due sconfitte consecutive incassate con Fernando Verdasco, perché in fondo il 2018 del britannico è stato un enorme cantiere.

Dall’anno in arrivo si attendono risposte, molte delle quali quasi senza appello. Murray sarà ancora competitivo? Potrà di nuovo portare lo scontro sul binario della corsa, della lotta furibonda, o sarà il primo a dover cercare il vincente? Non che lo scozzese non abbia dimostrato di saper essere aggressivo, ma perdere fiato sulla lunga distanza lo costringerebbe a snaturare eccessivamente il suo gioco, per definizione votato all’attesa. Gli altri suoi colleghi Fab Four, pur continuando ad alzare i trofei che contano, non possono più nascondere di star cominciando a scricchiolare. Federer è già oltre qualche innocuo scricchiolìo, Nadal non ha praticamente giocato sul cemento, essendosi ritirato sia agli Australian Open che agli US Open. Djokovic è uscito si ridimensionato dalle ATP Finals, ma sarà quasi sicuramente tirato a lucido e pronto per la nuova stagione, che lo vedrà favorito ai blocchi di partenza per tutti i tornei a cui prenderà parte (Roland Garros escluso).

Murray non ha mai brillato negli scontri diretti con Djokovic nemmeno nei migliori periodi di forma e pensare che possa farlo adesso al rientro è al limite della fantascienza. Il discorso cambia però con tutti gli altri tennisti del circuito, contro di cui una ritrovata costanza da fondo potrebbe confermarsi ricetta vincente come in passato. Per farla breve, se l’anca torna a funzionare in maniera passabile, non c’è motivo per cui lo scozzese non possa tornare dove gli compete e a quel punto, mai dire mai.