L’anno che è passato: gennaio e febbraio sotto il segno di Federer

L’anno 2018 sembra cominciare esattamente come il 2017: Roger Federer vince l’Open d’Australia sconfiggendo il suo avversario in 5 set. Ma che le cose siano un po’ cambiate non si evince solo dal nome dell’avversario, non più Rafa Nadal ma Marian Cilic, o dalla maggior facilità con cui lo svizzero arriva fino all’atto finale. O meglio, non solo da questo. Il mese trascorso “down under” in realtà sembrerebbe raccontarci altre cose. La prima è tutto sommato la speranza di sempre: Nick Kyrgios vince il torneo di Brisbane dopo aver eliminato in semifinale il detentore e fresco vincitore delle Finals, Grigor Dimitrov. Questi due sembrano finalmente aver rotto gli indugi e presentarsi come le vere novità al tavolo dei grandi. Il match tra i due non è entusiasmante ma mostra come sia l’uno che l’altro abbiano raggiunto una certa solidità La vittoria di Kyrgios arriva perché l’australiano gioca un secondo set inavvicinabile e un terzo di grande sostanza, mentre Dimitrov era stato bravo ad approfittare di qualche incertezza all’inizio ma poi non si è dannato più di tanto prendendo il match per quello che era, una preparazione al primo Slam dell’anno. In effetti i due si incontreranno agli ottavi di Melbourne e daranno vita ad una partita bellissima, che Dimitrov gioca meravigliosamente superando l’australiano in 4 set. Ma non è la solita vittoria regalata da Kyrgios, perché stavolta Nick gioca bene anche lui e rimane con la testa sul match fino alla fine, tant’è che sembra solo la maggior esperienza del bulgaro, semifinalista l’anno prima, a indirizzare la partita nel tiebreak decisivo del quarto set. Ad ogni modo nessuno penserebbe che quei due saranno forse le grandi delusioni dell’anno che è appena cominciato. A dire il vero Dimitrov ci pensa subito a spiegare che forse non è il caso di farsi troppe illusioni, perché prima e dopo questa splendida partita gioca due incredibili match, il primo contro Malcom McDonald, che risolve solo al quattordiesimo game del quinto set e dopo aver subito un bagel nel quarto; il secondo nel match successivo a quello contro Kyrgios, contro Kyle Edmund. Il britannico però è un altro giocatore rispetto a McDonald e in quattro set provoca la sorpresa più grande del torneo.
Torneo che in realtà qualche altra sorpresa l’ha regalata ma solo per gli spettatori più distratti. C’era stata infatti la vittoria di Hyeon Chung contro il rientrante Novak Djokovic. Il serbo, come l’anno prima Federer, si era preso una lunga pausa dopo Wimbledon ed era rientrato proprio a Melbourne. Aveva superato Young senza problemi, sofferto solo un set contro il solito scempio di Monfils e poi battuto Ramos. Ma vedendo le sue partite si aveva la sensazione che più che vincerle Djokovic quelle partite l’aveva perso il suo avversario e Chung non sembrava uno di quelli pronti a far strada al malandato campione. Tanto più che il coreano aveva disintegrato il povero Sascha Zverev, che nel quarto e quinto set era riuscito a racimolare la miseria di tre game, La sconfitta di Djokovic, in tre set, era stata persino più netta di quanto non dicesse il punteggio e, a differenza di Dimitrov, Chung aveva poi vinto il suo quarto di finale salvo ritirarsi al cospetto di Federer per le veschiche ai piedi.
L’altra sorpresa-che-non-era-sorpresa la regalava Marin Cilic, che batteva il finalista dell’anno prima e numero 1 al mondo Rafa Nadal. Anche lo spagnolo, così come Djokovic era sostanzialmente al rientro, perché anche se aveva giocato a Bercy e Londra in sostanza era un semplice atto di presenza buono per evitare di farsi scavalcare dal Federer in vetta al ranking, ma in realtà lo spagnolo dopo la sconfitta di Shanghai sostanzialmente aveva smesso. Il ritorno non poteva che essere complicato e il turno in più rispetto a Djokovic è stato più il frutto di un miglior tabellone che reale merito dello spagnolo, che almeno riusciva ancora a confermare il primato del ranking.
Tra queste delusioni e mezze sorprese a Federer bastava mantenere una velocità di crociera media per arrivare fresco in finale. Lo svizzero non affrontava nessun top20 prima della finale e per quanto generosamente concedeva qualche tiebreak non era certo Berdych quello che poteva interrompere il suo cammino verso il ventesimo slam. Visto che non ci riuscivano gli avversari, come altre volte nel corse della sua carriera, Federer ci provava da solo a complicarsi la vita, rimettendo in partita un Cilic che sembrava rassegnato già dopo un quarto d’ora di finale. Federer andava avanti due set a uno e break e poi sbagliava qualsiasi cosa, trovandosi a dover difendere delle palle break nel game d’apertura del quinto set. Buon per lui che Cilic sembrava rendersi pochissimo conto di quanto stesse succedendo dall’altra parte, continuando nel solito identico schema (botta di dritto e botta di rovescio) il cui funzionamento però dipendeva esclusivamente dalla luna di Federer. Calmatosi un po’ il 6-1 conclusivo è stato quasi scontato.

Gennaio ci consegnava quindi il solito slam di Federer e le solite difficoltà di Nadal sul cemento. Considerato che Zverev sembrava dovesse ancora risolvere troppi problemi tecnico e tattici gli occhi a questo punto erano su Dimitrov e Kyrgios: avrebbero confermato le buone impressioni o si sarebbero persi come al solito? Non era febbraio il mese deputato a sciogleire questi interrogativi, perché il ritorno nei palazzetti europei o nella terra del sudamerica era buono solo per mettere a punto qualcosa in vista dei due mille statunitensi. Anche se febbraio resterà sempre nel cuore di Federer e i suoi tifosi perché a Rotterdam, Roger tornava, dopo cinque anni e mezzo il numero 1 del mondo. Federer vinceva anche il torneo, sconfiggendo proprio Dimitrov. Un segnale?