ATP Chengdu: Tomic show, Fognini si arrende all’ultimo respiro

[Q] B. Tomic b. [1] F. Fognini 6-1 3-6 7-6(7)

Incredibile, davvero incredibile che Bernard Tomic sia il numero 123 del ranking ATP e che prima di questo torneo non vinceva una partita a livello ATP da circa un anno. Non tanto per il risultato ovviamente, quanto per lo strepitoso livello di tennis che l’australiano è in grado di raggiungere quando tutti i pezzi di una personalità veramente complessa si incastrano consentendogli di stare se non proprio impassibile almeno sereno per un paio d’ore. La finale vista a Chengdu, credeteci, è stata forse la più bella dell’anno, e se non siete d’accordo citatela voi una migliore perche a noi non viene in mente. E il merito naturalmente non è solo di Tomic, che ha una facilità di colpi che davvero fa rimpiangere una carriera persa tra chissà quali meandri della psiche, ma anche di Fabio Fognini che oggi ha giocato una grandissima partita, aiutato forse da un po’ di fortuna prima, pagata per intera in quel dannato secondo match point sul 6-4 del terzo set, un punto che avrà fatto felice Woody Allen.

Ma andiamo con un po’ d’ordine, perché l’inizio non faceva certo presupporre il grande spettacolo a cui abbiamo poi assistito. Stavolta Fognini non parte lentissimo, tant’è che si procura subito un paio di palle break che Tomic riesce ad annullare con fatica.  Fognini però al momento di servire si impalla e fa scappare l’australiano che salva ancora tre palle break nel terzo game e poi diventa improvvisamente ingiocabile. Su Fognini comincia a grandinare, perché Tomic serve bene, gioca il dritto in un modo sublime, anticipa ogni seconda palla dell’italiano, alterna rovesci in back a precisissimi lungolinea. Insomma un vero e proprio campionario di prodezze al quale Fognini può opporre pochino. Molto saggiamente, Fognini lascia passare la buriana e rimanda la questione al secondo set, quando però non sembra che le cose siano troppo cambiate. Al terzo game infatti Tomic ha la possibilità di scappare, quando un falco millimetrico gli toglie il break e forse regala a noi una partita bellissima. Fognini salva quel terzo game con i denti e comincia a rispondere colpo su colpo, approfittando di una migliore mobilità e lasciando andare anche lui il braccio. Così, con qualche complicità di Bernard, Fognini riesce finalmente ad andare avanti di un break, che però è costretto a restituire immediatamente, perché ancora l’australiano si avventa con il rovescio sulla seconda palla di Fognini senza che il ligure riesca ad opporre una qualche resistenza. Avvilito Fognini scaraventerà la racchetta per terra una prima volta sul rovescio in rete che regala la palla break a Tomic e una seconda sul putno del controbreak, cosa che ad altre, come ricorderete, ha provocato il giusto penalty point. Non a Fognini, per fortuna (sic), che comunque viene raggiunto sul 3 pari. Dopo tanto correre Tomic ha un improvviso passaggio a vuoto sul 3-4 40-15 e servizio, sbagliando una volée non complicatissima che gli costa game e set. Anche se pure in quel caso è molto fortunato Fognini, con una risposta che avrebbe provocato il controbreak fuori di niente. Tomic sembra un po’ scoraggiata e un dritto lungo manda i due al terzo set.
Qui Fognini sembra aver risolto la pratica, perché inizia benissimo infilando uno scorato Tomic. Ma di nuovo, nel game successivo, l’australiano non solo lo riprende, ma infila una serie di dritti spaventosa che lo portano sul 3-1. Tomic però paga anche una certa desuetudine ai match di questo livello e gioca un orrendo sesto game, consentendo a Fognini, cresciuto, di riportarsi in parità. Fognini diventa perfetto al servizio, rischiando se è il caso qualcosa con la seconda palla (alla fine avrà fatto 7 doppi falli ma avrà un’ottima percentuale con la seconda), ma alzando enormemente la percentuale di prime. Però Tomic non cede, anche se non riesce più a portare a casa scambi lunghi. Ma servizio e dritto, e qualche chirurigco rovescio, gli bastano a rimanere sempre avanti. È bravissimo Fabio a non scoraggiarsi e a portare la partita al tiebreak, che sembra avere risolto quando una risposta su una seconda molle di Tomic e poi un errore col dritto a uscire dell’australiano lo portano avanti di un minibreak. Non basta, perché un rovescio largo regala all’azzurro tre match point di fila inducendo chiunque a credere chiusa la partita. Fognini sul primo commette un doppio fallo, ma è sul secondo, come accennato all’inizio, che forse si capisce come andrà a finire. Tomic riesce a prendere il controllo dello scambio e spara un terrificante dritto a uscire che Fognini miracolosamente rimanda dall’altra parte. Palla lenta, che permette a Tomic di sistemarsi con le gambe per colpire fortissimo il dritto successivo. Solo che la pallina viene fuori un filino bassa e impatta il nastro, colpendolo così forte da piegarlo e consentire alla palla di morire dall’altra parte. È un attimo e Tomic fa intravdere il bad boy di sempre, andando a servire il terzo match point praticamente ridendo. L’ace esterno gli viene vanificato da un Fognini non ancora pronto a rispondere e come se nulla fosse Bernard riprende la pallina e gioca l’esatto identico colpo a uscire. 6 pari e si cambia campo. C’è spazio per le ultimissime emozioni perché Fognini fa un miracolo in risposta e dopo uno scambio giocato in apnea, di grandissima tigna, approfitta ancora di un errore di Tomic. Il quarto metch point viene vanificato da un’altra accelerazione dell’australiano, a cui Fognini non riesce ad opporre nulla. Stavolta Tomic riesce a rispondere anche al punto successivo e un dritto lungo di Fognini gli consegna la prima palla del match. Basta quella, perché Tomic “sfonda” un generosissimo Fognini, che però nulla può sull’ultimo terribile dritto dell’australiano.

Come forse non si capsice bene da queste righe è stata una partita esaltante e se è vero che larga parte del merito va ad un ritrovato Tomic è giusto concedere a Fognini tutto l’onore di una partita giocata benissimo, molto meglio di quanto non abbia fatto in match più fortunati di questo che gli hanno consentito di rimpolpare il palmares. Questa partita chiarisce, posto che ce ne sia bisogno, un equivoco: Fognini ha tanto talento ma se è numero 13 del mondo lo deve alla sua voglia di lavorare perché di gente con tanto talento in giro se ne vede tanta. Tipo il bel tomo che aveva di fronte, che dal punto di vista tennistico vale serenamente la top5 e che invece da domani sarà appena numero 76. Quindi più che rammaricarsi di chissà quali occasioni sprecate sarebbe più giusto gioire per quanto ha saputo fare Fognini fino ad ora, stazionando nella top15 ormai da un bel po’ di tempo, cosa non certo semplicissima.

È finita con Tomic in ginocchio che ha baciato il campo di Chengdu come se fosse Flushing Meadows, forse aveva finito i soldi da contare, come rispose una volta a chi gli chiedeva “cosa farai dopo quest’ennesima sconfitta”. I 190.000 $ che spettano al vincitore gli consentiranno di stare tranquillo un altro po’. Magari alcuni pensano che Tomic stia sbagliando chissà cosa. Può essere, ma non certo l’approccio al gioco. Che è, appunto, un gioco.