Wimbledon, Anderson vince la semifinale più lunga della storia! Con Isner una battaglia da 6 ore e 35 minuti!

Si erano scontrati 11 volte prima di oggi, Isner ed Anderson: 8 erano stati i successi dell’americano, 3 quelli del sudafricano, con 27 set giocati e la bellezza di 15 finiti al tie-break. Oggi non sono stati da meno, con i primi 3 parziali finiti al tie-break e un quinto set che sembrava non finire più: 6 ore e 35 minuti la partita, mai semifinale fu più lunga.
Le occasioni rilevanti del primo set ci sono state nel terzo game, portato a casa da Anderson con fatica, dopo 13 minuti e 3 palle break annullate. Isner ha poi fallito prima un set point sul 5-4 e servizio Anderson e successivamente un altro nel tie-break, poi vinto dall’avversario per 8-6. Le discese a rete di Isner sono state frequenti e a tratti ha messo in difficoltà l’avversario con serve & volley e risposte molto profonde che spesso non hanno lasciato respirare Anderson.
Da manuale è il tie-break del secondo set giocato da Isner, sempre in avanzamento, sempre mettendo pressione ad Anderson e sempre con una volèe vincente o un colpo da fondo del sudafricano finito in rete. Così è stato decisivo il vantaggio di 5-0, che gli ha permesso di pareggiare i set vinti. Nel terzo set c’è il colpo di scena che non ci si aspettava: Isner perde il servizio per la prima volta nel torneo, dopo 110 game di fila vinti alla battuta. È lui a fare il match tra errori e vincenti, con un Anderson che sbaglia poco e mette tantissime palle in campo. Dopo tanti game andati lisci al servizio da entrambe le parti, sembrerebbe legittimo pensare che il terzo set sia ormai nelle mani di Anderson, e così è, se non fosse per una scelta folle del sudafricano che sul 5-4 30-15 battezza l’angolo sbagliato e Isner lo infila con un dritto vincente sulla linea di fondo: potevano essere due set point, invece Isner effettua il controbreak e si va al tie-break per l’ennesima volta.
Stavolta però è ancora più pazzo, e viene vinto dall’americano dopo due set point per l’avversario andati in fumo (su uno dei quali Anderson ha commesso doppio fallo). Ancora grande serve & volley per long John che recupera due proiettili giocati tra i piedi e gioca due demi volèe incredibili. Il quarto e penultimo set segue per certi aspetti la trama del primo, con break di Anderson e immediato controbreak, ma l’americano non lo tiene neanche sul 4-4 e allora Anderson ringrazia e vince il set per 6-4 al quarto set point con qualche brivido (da 40-0 viene rimontato 40-40). La resa relativamente scarsa rispetto agli standard del gigante statunitense è probabilmente dovuta a discese a rete a tratti più da kamikaze che altro, vista la grande velocità del servizio che non gli permetteva di avanzare abbastanza per giocare delle volèe in parti abbastanza avanzate del campo.
Nel terzo set il centrale di Wimbledon si trasforma in un ring: è uno scontro estenuante, senza fine, 50 game giocati e un parziale che da solo dura 175 minuti.
Nonostante il numero di game però le occasioni non sono tante e in 50 game ci sono solo 6 palle break, tutte a favore di Anderson. Isner prende più rischi e serve per primo, lascia sempre la pressione alta sul sudafricano al servizio, che non può sbagliare per rimanere nel match: non può sbagliare mai. E  possiamo quasi dire che Anderson non sbaglia quasi mai, e sembra avere una tenuta fisica maggiore. Negli ultimi giochi entrambi arrivano ad avere i crampi e long John sta faticando da diversi game al servizio. Poi arriva la svolta: sul 15-30 con Isner al servizio, Anderson dopo 6 ore e 34 minuti di match scivola ma riesce a giocare da terra con la sinistra mentre si rialza, portando a casa il punto dopo qualche altro colpo. Il centrale è in tripudio e arriva il break. Difficile, quasi impossibile pensare a una sorpresa, e infatti così è.
Con il ricordo del match vinto con Mahut, che aleggia nella mente di Isner (la partita più lunga mai giocata, durata 11 ore e oltre), il pugile long John non ne può più e si adagia sul ring, lasciando libera azione all’altro pugile, Kevin Anderson, che ha fatto la parte di quello che incassa fino a portare l’altro allo sfinimento, e ci è riuscito. Con 10 ore e 58 minuti giocati negli ultimi due giorni, il sudafricano approda in finale a Wimbledon, davvero spaventosa la sua tenuta mentale e fisica, tutto pienamente meritato.