La sfida tra i vecchi amici: Djokovic e Nadal, quando finirà?

Ancora tu, non mi sorprende lo sai
ancora tu, ma non dovevamo vederci più?

 

Passano gli anni, le stagioni, i campi e le generazioni; passa l’imbattibilità, i momenti duri, gli infortuni, i pensieri eventuali di ritiro, le stagioni in palestra, di pesca, le meditazioni, i Guru, i figli. Eppure sono ancora qua: in un campo glorioso, il più glorioso di tutti, il Centrale di Wimbledon, teatro perfetto per la loro cinquantaduesima sfida.

Cinquantadue. Ventisei a venticinque i precedenti, per la sfida più frequente della storia del tennis. Le ultime due le ha vinte Rafa: 2017, 2018. Tutte sulla terra, la casa dello spagnolo, una casa in cui però Novak non ha mai sfigurato, anzi. Nell’anno d’oro 2011 il serbo lo sconfisse due volte in finale, a Madrid e a Roma, prima di perdere in semifinale al Roland Garros contro Federer, che se fosse andato lui, forse, chissà.

Tre i precedenti sull’erba, con Nadal in vantaggio di due vittorie ad una, l’ultima però nel 2011 in finale proprio ai Championships: anche quell’anno Federer perse ai quarti sempre in vantaggio di due set, contro Tsonga. Precedente che dovrebbe far sorridere Novak Djokovic, che vinse in quell’occasione il suo primo trofeo a Wimbledon.

Oggi si ritrovano, più vecchi, più Slam dopo, tante battaglie vinte e perse, tanta vita che scorre; soprattutto per il serbo, che è arrivato qui a Londra da numero 21, che quest’anno si è visto battuto da tennisti come Taro Daniel e Cecchinato (con tutta l’ammirazione per il grande Roland Garros di Marco). Djokovic sta riprovando a tornare competitivo a livelli altissimi e per farlo ha deciso di affidarsi alle vecchie certezze: Marian Vajda, storico coach che aveva salutato ai tempi in cui Pepe Imaz si fece più invadente, insieme a preparatore, fisioterapista e anche Boris Becker, che oltre a qualche bizza, aveva sicuramente contribuito a migliorare il servizio di Novak.
Dopo aver perso chili e sicurezza, Djokovic ha capito di dovere ripartire da quello che l’ha lanciato nella storia del tennis: i risultati, rispetto a inizio anno, sono migliorati. Nessuna vittoria ma la semifinale a Roma, i quarti a Parigi, finale al Queen’s e la semi qui ai Championships parlano almeno di una solidità ritrovata.

Rafa ha attraversato e superato i momenti difficili rimanendo uguale a se stesso: è bastato poi trovare forma e salute per rimettersi a vincere come una macchina da guerra, spartendosi tutto ancora con Federer, in mancanza di avversari più giovani veramente competitivi. Nadal non ha perso l’umiltà e la voglia di vincere, ha riacquistato muscoli e si è fatto più saggio nella programmazione.

Reduce da una maratona di quasi cinque ore, la logica dovrebbe portare a pensare che le sue chances si abbassino: eppure Nadal lo conosciamo e alla lotta non s’é mai tirato indietro. Nemmeno Djokovic, che domani ha l’occasione di rilanciarsi definitivamente nell’Olimpo dal quale era caduto a causa di logorio e confusione.
Tatticamente la partita non ha troppi segreti: se Djokovic riuscirà a servire con costanza e a giocare con continuità il rovescio lungolinea, Rafa passerà un brutto pomeriggio; altrimenti, la partita potrebbe durare poco vista poi la poca recente abitudine a vincere i punti importanti da parte del serbo.

Di certo è la semifinale nobile di questo Wimbledon; l’altra, Isner-Anderson, è una battaglia tra servizi e poco altro. Il sudafricano cerca la sua seconda finale Slam in meno di un anno, quando raggiunse quella agli US Open, contro un Nadal che potrebbe ritrovare. Prima semifinale invece per Isner in uno Slam, un premio alla costanza ad alto livello di un americano che riporta gli U.S.A. in semifinale qui dopo nove anni (Roddick l’ultimo).

Per questo e per molto altro Rafa-Nole intriga di più, racchiude in sé troppe domande e troppe storie che devono continuare: quanto ancora durerà questa rivalità? Ha ancora qualcosa di importante da dire? Djokovic sta tornando ai suoi livelli? Nadal raggiungerà Federer nel numero di Slam? Da questa partita, potrebbero dipendere molte cose.

 

E come stai? Domanda inutile
Stai come me e ci scappa da ridere.