Girardini, coach di Yastremska: “Ha potenzialità enormi, ma dobbiamo lavorare tanto”

Lavorare, lavorare e lavorare. Marco Girardini sa di avere tra le mani una giocatrice di grandi prospettive e sa che ad appena 17 anni non bastano i complimenti e le attenzioni di tutti per essere già qualcuno. Anzi, in questo momento bisogna soltanto mantenere la calma e pensare allo step successivo. Dayana Yastremska è nata nel 2000, e oggi ha vinto la sua prima partita di sempre in un torneo Slam, battendo l’esperta giapponese Misaki Doi (ex top-50, reduce da un’annata difficile) con il netto punteggio di 6-3 6-1 e quello più contento a tratti è sembrato proprio lui, il coach, immediatamente giratosi verso tutta la famiglia di Dayana dopo il match point e distribuendo un vigoroso ‘5’ a chiunque.

“Dayana è ancora una bambina, in questo momento ha 17 anni ma sembra ne abbia 13. Gira per l’impianto e chiede foto a tutti i giocatori” ci ha detto in una lunga passeggiata verso l’ingresso nella zona riservata ai soli giocatori e ai loro team. “Siamo arrivati qui consapevoli che quest anno sarebbe stato molto diverso. Lei ha molte attenzioni e la partita di oggi poteva essere completamente diversa: Misaki Doi è un’avversaria con tanta esperienza, non una che viene qui a farsi prendere a pallate”. Alla domanda se è apparsa nervosa, la risposta è stata semplice quanto immediata: “È una ragazzina di 17 anni al primo Slam della carriera…”. Insomma, un po’ di tensione c’è, ma forse anche grazie al rapporto che si è instaurato tra i due l’atmosfera è più serena. Girardini ha incontrato Yastremska tempo fa, durante un torneo ITF. L’ucraina chiese di palleggiare con lui durante la settimana e alla fine se poteva cominciare a seguirla più a lungo. “Io però allora ero impegnato, ma poco tempo dopo mi sono liberato e siamo tornati in contatto, prima di cominciare a collaborare dal marzo dello scorso anno”. Tempo fa Yastremska descriveva il rapporto con Girardini come ottimo: i due avevano trovato una grande intesa sia come maestro e allieva, sia come amici. In quel momento, Dayana gli è corsa in contro e si sono scambiati un abbraccio. “Brava, bravissima” le ha detto il coach.

Marco ha già in mente quello che deve essere il suo percorso e i primi risultati sono stati positivi: “Dopo marzo abbiamo avuto qualche risultato positivo, ma anche diverse sconfitte, poi dall’estate qualcosa è cambiato”. Dayana è sempre stata seguita dal padre Oleksandr, ma negli ultimi mesi era stanca del suo atteggiamento. “C’è stato un periodo di crisi tra i due” diceva Marco, “lei non voleva più averlo alle sue partite perché le dava fastidio che urlasse così tanto, persino alla madre non sta bene questa cosa”. Nel frattempo, Yastremska poco più avanti stava saltando dalla gioia proprio tra i due genitori e la sorella. Il padre l’abbracciava contento, chiediamo: “quindi ora è tutto risolto vero?”. “Sì, adesso è tutto rientrato. Ho chiesto alla famiglia che lasciassero a me il compito di gestire la figlia, ma non volevo che venissero esclusi dunque ben venga se vogliono continuare a seguirla, si tratta di trovare i giusti equilibri”.

Da agosto l’ucraina ha cambiato marcia: vittoria in un ITF da 60.000 dollari in Ungheria e finale nel prestigioso 100.000 dollari di San Pietroburgo. “L’avevo presa a marzo che era 420 del mondo, abbiamo finito la stagione in top-200 e credimi, c’è davvero tanto margine di miglioramento. È stato molto importante quel doppio risultato perché a San Pietroburgo soprattutto ha affrontato tante avversarie più avanti di lei. Ha battuto Vera Lapko e Aryna Sabalenka, ha battuto Donna Vekic, e a metà settimana si era ammalata. Soprattutto la partita contro Sabalenka, sapendo poi il finale di stagione della bielorussa, è veramente importante. Vittoria in rimonta, terzo set dominato… e Sabalenka è forte, fortissima. Un giorno ce l’avevo nel campo accanto durante un allenamento, fa impressione. Se mi dovessero chiedere chi potrebbe dominare nei prossimi anni il circuito ti direi lei”.

Non poteva dunque mancare una domanda su come è stata la preparazione. Girardini ha prima fatto un bel respiro, poi ha detto: “La verità è che Dayana non aveva mai fatto una vera off-season prima di questa stagione. Di fatti è arrivata a Dubai (dove a metà dicembre si è giocato un ITF da 100.000 dollari, nda) che era completamente imballata. Al primo turno ha perso da Vera Lapko, contro cui aveva già giocato due volte in stagione e aveva sempre vinto, e ho dovuto un po’ frenare la delusione: “Vuoi essere pronta per Dubai o per l’Australian Open?”.  Yastremska lo scorso anno diceva di aver forse esagerato ad inizio stagione, quando giocava tanti di alto livello ottenendo però tante sconfitte: “La mia filosofia è che più in alto siamo e meglio è: dobbiamo ambientarci ai tornei di livello superiore. È vero che abbiamo fatto un passo indietro, ma erano comunque ITF importanti e Dayana li ha affrontati molto bene. Quest anno dopo l’Australia torneremo a casa e faremo le qualificazioni a Doha e Dubai, poi andremo ad Indian Wells e Miami”. Progetti ambiziosi, dunque, per una delle giovani più in luce. “L’Ucraina sta vivendo un grande momento” ha detto Marco, “c’è lei, Marta Kostyuk, Katarina Zavatska… In generale comunque sono tante le giovani da tenere sotto controllo, come Olga Danilovic. Non dico Anastasia Potapova o Amanda Anisimova solo perché loro hanno già esordito negli Slam per i grandi. Come detto però non è il caso di fare tanti discorsi in prospettiva: stiamo parlando di ragazzine, tra i 15 e i 17/18 anni il corpo cambia tantissimo. Kostyuk lo scorso anno vinse qui a Melbourne che era mingherlina, quest anno invece già si è molto irrobustita, ma sì, anche lei è veramente forte. Sua madre tempo fa non sembrava convinta più di tanto, ma adesso la figlia è qui da campionessa del torneo junior in carica”. E ha battuto la numero 9 del seeding Arina Rodionova nel primo turno di qualificazioni, segnale che anche in Ucraina stanno nascendo talenti, proprio come Dayana.

“Se ti devo confessare una cosa” ha concluso Girardini, “mi piace tantissimo avere una giocatrice come Dayana: è un diamante grezzo che devi modellare, dal punto di vista di un coach credo sia il profilo più bello anche sotto il punto di vista degli stimoli. Avere una top-50 già matura è già diverso, puoi impostare un lavoro metodico, ma avere una giovane di queste potenzialità è veramente bello e stimolante”.