Che fine hanno fatto? Storie di tenniste scomparse

Kaia Kanepi in azione a Brisbane 2012.

Te la ricordi quella giocatrice?”. “Ma quella tennista gioca ancora?”. Chissà quante volte vi sarà capitato di ripescare dai cassetti della vostra memoria un ricordo legato ad una tennista di cui non si è saputo più nulla. Non parliamo della preistoria eh, ma di atlete che fino a qualche anno fa erano sulla cresta dell’onda (va beh dai, almeno top 100, giusto per comparire almeno nei tabelloni dei tornei del Grande Slam) per poi sparire nel nulla o quasi, facendo perdere le proprie tracce.
Ad esempio, sapete che fine ha fatto Akgul Amanmuardova? Ecco, appunto. Ci riferiamo a gente che silenziosamente è scomparsa dai radar del circuito maggiore, scivolando nei bassifondi del ranking e che ora si trascina nel pantano degli ITF oppure non prende in mano la racchetta da anni, ma che ufficialmente non si è mai ritirata e assicura di volerci riprovare.

Ecco un piccolo viaggio a tappe che racconteranno le storie di tenniste finite nell’oblio. Partiamo proprio da Akgul Amanmuradova, 32enne uzbeka dalle caratteristiche inconfondibili: occhiale da sole d’ordinanza, pantaloncini e stazza che non passava inosservata. Ha vissuto i suoi anni di gloria tra il 2008 e il 2010, quando era arrivata fino alla 50esima posizione del ranking WTA con ben due terzi turni a Wimbledon. Ha pure vinto due titoli WTA, ma dal settembre 2012 non è più entrata in un tabellone di tornei del circuito maggiore nonostante svariati tentativi nelle qualificazioni.
È nel circuito ITF, frequentato assiduamente da fine 2012, che ha dato il suo meglio, conquistando comunque 9 titoli (l’ultimo in casa a Bukhara nel 2014). Malgrado nelle ultime due stagioni non abbia raccolto granché, (attualmente numero 365 del mondo) ed il gomito continui a tormentarla da tutta una carriera, Akgul continua a viaggiare per ITF. Non siate sorpresi di ritrovarvela in campo magari a qualche torneo sotto casa (tipo Brescia o Imola).

Kaia Kanepi, 32 anni ancora da compiere, nel 2012 è arrivata alla soglia della top 10. Dall’alto della sua potenza, l’estone nei suoi momenti migliori ha dato del filo da torcere a parecchie big conquistando anche 4 tornei WTA, il primo a Palermo nel 2010 in finale su Flavia Pennetta. Una giocatrice capace di raggiungere i quarti in tre tornei dello Slam su quattro (concedendosi il bis sia a Parigi sia a Londra). Insomma, non una che “ha ballato una sola estate”. Purtroppo i tanti problemi fisici, non ultimi ai piedi, ne hanno frenato la carriera, interrotta e ripresa più volte nel corso degli anni. Non gioca da giugno 2016, si è voluta prendere una pausa per guarire completamente ma è ancora concentrata sul tennis, con la voglia di rientrare anche solo per qualche evento ITF. Nel frattempo sta gettando le basi per una vita oltre il tennis giocato, ricoprendo il ruolo di direttrice di un torneo ITF in Estonia. È di pochi giorni fa l’annuncio su Facebook della ripresa degli allenamenti dopo quasi nove mesi di inattività. C’è ancora vita sul pianeta Kaia.


Aravane Rezai
, passionale francese di origini iraniane tutta potenza e grinta, ha appena compiuto 30 anni. Come potersi dimenticare del suo incredibile trionfo al torneo Premier di Madrid del 2010 con un cammino fatto di scalpi eccellenti (Henin, Jankovic e Safarova) e culminato con la vittoria in finale su Venus William. In quella stagione arrivò fino al numero 15 della classifica. Poi diversi problemi (fisici e familiari) l’hanno costretta a restare lontana dai campi: non gioca con costanza da metà 2013, nel 2014 e nel 2015 non ha disputato più di tre tornei ITF, saltando a piè pari il 2016.
Nonostante sia fuori dai giochi da molto tempo, in un’intervista all’Equipe ha assicurato di voler rientrare a tutti i costi.
Eccola durante una sessione di allenamento: che dire, la potenza nel dritto c’è ancora.

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In questo 2017 ci ha già riprovato con un paio di ITF, con prevedibili, scarsi, risultati. Certo rientrare ripartendo da zero è dura per una serie di motivi che tutti conosciamo: mancanza di confidenza, abitudine e match sulle gambe, ancor più se i rapporti con la tua federazione (che potrebbe darti una mano) non sono idilliaci. Ma la voglia e la perseveranza sono tutto, e sappiamo quanto la Rezai sia testarda e ostinata, con un carattere forgiato dalle difficoltà che ha attraversato all’inizio di carriera assieme al padre (viaggiavano in camper torneo per torneo con le finanze sempre in bilico). Ha persino azzardato di voler giocare fino al 2024. Intanto ha già messo le mani avanti: durante gli anni di assenza dal circuito ne ha approfittato per prendere il brevetto di volo. Volendo potrà sempre “riciclarsi” come pilota.

Eccoci alla prima fermata del nostro viaggio sulle tracce delle tenniste “dimenticate”. Proseguirà nella prossima puntata della rubrica. Siate puntuali.