Fed Cup, un futuro da ricostruire senza fretta

Servirà tempo a Tathiana Garbin e alle nuove leve azzurre per costruire un gruppo in grado di riportarci ai vertici della Fed Cup. Il capitano assicura: “Non ci vorranno dieci anni”.

Garbin, Paolini e Trevisan in conferenza stampa (foto Costantini)
Garbin, Paolini e Trevisan in conferenza stampa (foto Costantini)

Parola d’ordine: futuro. Lo sa bene Tathiana Garbin, consapevole del difficile compito che l’attende sulla panchina azzurra nei prossimi mesi. Anzi anni. Già perché la situazione attuale del tennis femminile è tutt’altro che rosea. O meglio, non lo è nell’immediato. Ad aver ben chiara la situazione è anche Francesca Schiavone, che contro la Slovacchia ha probabilmente detto addio alla nazionale da giocatrice (le sue parole dopo il ko con la Sramkova suonavano molto come un addio). La 36enne milanese, dopo 15 anni di Fed Cup, sa perfettamente cosa ci vuole per arrivare e (ancor più difficile) restare nel gruppo delle migliori. Attualmente per l’Italia non ci sono gli elementi che possono consentire una rapida risalita.

“C’è una differenza netta tra il livello che una competizione come la Fed Cup richiede e quello attuale delle giovani che ci sono oggi” spiega con franchezza la Schiavone. “Bisogna dare la possibilità alle ragazze di fare una crescita veloce, devono essere trascinate dalle giocatrici con più esperienza come è accaduto in questo weekend per Martina e Jasmine, che hanno assorbito come delle spugne tutto quello che dovevano da me e Sara. Cresceranno e lo faranno in fretta, come è avvenuto a suo tempo per quelle della mia generazione con Rita Grande e Silvia Farina che hanno trascinato noi giovani. Purtroppo in questi ultimi anni eravamo sempre le stesse quattro e non c’era questo collegamento. Questo non deve più succedere. Ma non fatemi continuare che poi divento polemica… “.

Insomma, come sottolinea giustamente la Schiavone, non si è mai provato ad inserire per gradi qualche giovane nel gruppo per garantire una continuità. Abbiamo vinto, certo, e parecchio, ma se in qualche occasione si fosse portato un elemento fresco, a discapito magari del risultato inseguito a tutti i costi all’ordine del “squadra che vince non si cambia”, magari non avremmo subito troppo il contraccolpo del ricambio generazionale. E adesso invece ci ritroviamo con Sara Errani unico caposaldo (ma da sola non è certo in grado di portare a casa un intero confronto di Fed Cup) e l’accoppiata Schiavone-Vinci all’ultimo anno di circuito (chissà se le rivedremo più in campo con la maglia azzurra).
Vale la pena quindi “sacrificare i risultati per dare la possibilità alle giovani di giocare, fare esperienza e crescere”, come ha dichiarato di voler fare Tax Garbin. Servirà tempo, alle ragazze per fare esperienza sul campo, e a Tax come capitano, “per conoscere sempre di più tutte le giocatrici, capire cosa dire e cosa no in certi frangenti” e come gestire certe situazioni.

Dal giorno del ritiro dal tennis giocato, il capitano azzurro ha subito intrapreso una carriera da allenatrice con le giovani promesse. E’ dunque consapevole del potenziale delle sue ragazze e si dice fiduciosa di poter costruire una squadra nuovamente vincente in tempi non eccessivamente dilatati. “Non ci vorranno dieci anni” assicura “Paolini e Trevisan hanno vissuto una grande esperienza questa settimana accanto a due grandi campionesse, che si sono messe in gioco e hanno dato tutto per la maglia azzurra nonostante tutto quello che hanno vinto in carriera. Sono contenta che abbiano avuto la possibilità di debuttare nel doppio, ho visto un grande livello di tennis e questo mi fa dire che sono già pronte per rappresentare l’Italia. Vi assicuro che non hanno niente di meno delle giovani slovacche che abbiamo visto a Forlì, hanno grandi qualità per arrivare in alto. Ma ci sono anche altre ragazze che possono far parte del gruppo e con loro pensiamo a programmare il futuro”.

A dir la verità un elemento “sicuro” potenzialmente ci sarebbe già. Ma la questione è assai complicata. Stiamo parlando ovviamente di Camila Giorgi, squalificata per non aver risposto precedentemente ad una convocazione azzurra. “Mi dispiace per quanto accaduto perché Camila è una giocatrice importante, ma io lascio sempre la porta aperta. In futuro non si sa mai, abbiamo visto già in passato casi simili, ad esempio con Bolelli, con cui c’è stato un riavvicinamento. Io spero possa accadere anche con Camila” confessa Tax, consapevole che un rientro dell’italo-argentina nel giro della nazionale sarebbe già una grande opportunità per gettare e basi del nuovo progetto. Di sicuro, Giorgi o non Giorgi, bisognerà lavorare senza fretta e senza scadenze. Eravamo tutti consapevoli che questo momento di inevitabile rinnovamento sarebbe arrivato. Ora ci siamo. Ma servirà pazienza, senza mettere addosso alle ragazze la pressione di dover vincere a tutti i costi. O sarà disastro assicurato.