Federer è tornato davvero, lezione a Tomas Berdych

L'Australian Open, e il tennis, ritrovano Roger Federer che impiega meno di un'ora e mezza per travolgere un frastornato Tomas Berdych.

[17] R. Federer b. [10] T. Berdych 6-2 6-4 6-4

Ci si aspettava una risposta, e risposta è stata. Signori, abbiamo di nuovo Federer tra di noi. Non sarà in versione deluxe, non vincerà questo Australian Open e non tornerà il giovane ventiquattrenne che dominava il mondo del tennis da tiranno, ma c’è. E questa, per chi lo tifa, per chi lo ama, per chi ama il tennis in generale, è una splendida notizia. Lo svizzero, numero 17 del mondo, ha letteralmente annichilito Tomas Berdych, testa di serie numero 10, in tre set, con il punteggio di 6-2 6-4 6-4 in un’ora e 30 minuti. Il ceco (apparso comunque veramente sottotono, soprattutto negli spostamenti) era il primo vero test dopo la pausa forzata di sei mesi per Federer: esame superato a pienissimi voti.

Ci si aspettava la riedizione del match Nadal-Berdych del 2015, quando Tomas annichilì lo spagnolo in tre set nei quarti di finale. Ed è stata una cosa molto vicina a quella, solo a parti invertite. Federer, dopo un primo game contratto, si è letteralmente scatenato. Un rovescio lungo linea old time (quando gli entrano questi colpi, solitamente, è una buona notizia per lui e una pessima notizia per l’altro) ha messo subito in chiaro le cose. Da lì è stata una Pentecoste. Federer si è svestito dai panni di claudicante quasi trentaseienne reduce da sei mesi di infortunio ed è tornato ad essere, semplicemente, Federer. Quello buono, come il vino che più invecchia più diventa godibile. Molto concentrato, pochissimi errori, il meglio del suo repertorio in campo, con una solidità straordinaria al servizio: Berdych non ha mai raggiunto nemmeno i 40 nei game di battuta dello svizzero ed è arrivato a 30 solo cinque volte, di una sola volta nel terzo set.   Un Genio in una stanza da 40 vincenti e 17 errori gratuiti.

Berdych non ci ha capito moltissimo, ed è strano, visto che, bene o male, Tomas ha sempre dato fastidio all’elvetico, anche in edizioni molto migliori di questo. Tra i due c’è una sana antipatia che rende ogni vittoria e sconfitta dell’altro sempre un po’ speciali per chi riesce a farla franca. E questo è un successo sicuramente molto speciale per Federer, che può momentaneamente scrollarsi di dosso qualche dubbio di troppo. Berdych è un top 10 (lo è da una vita, lo è tutt’ora) e, anche se in declino, è pur sempre un banco di prova attendibile. Averlo battuto così, è senza alcun dubbio un’iniezione di fiducia per il proseguo della stagione ed anche della carriera. Anche se se sei Federer, il tuo massimo obiettivo non può certo essere quello di arrivare ad un ottavo o ad un quarto di finale in uno slam. Ad attenderlo ora, al prossimo incrocio della strada per provare a tornare ad essere grande, c’è Kei Nishikori. Ancora più su, ancora di più.